Perché i “Buoni Propositi” falliscono e la Costanza vince.
Siamo agli sgoccioli del 2025. Tra pochi giorni le strade si riempiranno di runner pieni di “buoni propositi”. Entro febbraio, statisticamente, il 90% di loro avrà smesso. Perché succede? Perché si affidano alla motivazione, che è un’emozione passeggera, invece che alla disciplina, che è una pratica quotidiana.
La Scienza: Dopamina vs Abitudine
Il cervello rilascia dopamina quando immagina l’obiettivo (es. tagliare il traguardo della maratona), ma va in crisi quando affronta la fatica quotidiana senza una ricompensa immediata. Gli studi sulla psicologia dello sport dimostrano che la performance non deriva da grandi gesti eroici sporadici, ma dalla somma di piccoli allenamenti costanti. Servono circa 66 giorni per trasformare un gesto (uscire a correre) in un automatismo che non richiede sforzo mentale.
L’Approccio dell’Atleta
Un atleta non si chiede ogni mattina: “Ho voglia di correre oggi?”. Un atleta esegue il compito perché fa parte del programma. L’obiettivo non deve essere astratto (“Voglio correre di più”), ma procedurale (“Correrò 3 volte a settimana per 45 minuti”). Spostare il focus dal risultato al processo è l’unico modo per durare nel tempo.
Cosa fare oggi
Prendi il calendario. Non segnare la gara di ottobre. Segna le prime 4 settimane di allenamento. Blocca quegli orari come appuntamenti inderogabili con te stesso. La costanza batte il talento. Se non sai come strutturare un programma sostenibile nel tempo, serve una guida esperta che lo faccia per te.
